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Oman

Extreme head of the Arabic peninsula, Oman looks at Teheran eastwards, beyond the Hormuz strait, borders Saudi Arabia at North-West and Yemen at West: places at the centre of geopolitical analysis and often object of journalistic alarm. The contagion of the so-called Arab Springs did not reach Oman. One victim and a few militants arrested during the demostrations that took place in Sohar, north of the capital Muscat, have been the result of the only uprising, the biggest ever in the country history. BBC defined it “a mild non-revolution”: political dissent has never been an issue in Oman, in spite of the fact that the Sultan runs the country by decree with the help of the Parliament (one of the two Houses, the Shura, being elected by the people). Omanis in their 40s remember well that till the end of the 60s only 10 kms of tarmac represented the entire road network. Muscat today is a concentration of cranes. New roads, new suburbs and malls are under construction. And according to the organisations for the defense of human rights only the expression of dissent online is still an issue, while the rare social tensions are appeased by the generosity of the central power. «Arab Springs represented an opportunity to us» states pragmatically Salim M. Al Mahruqi, undersecretary of National Heritage. «A new Renaissance had to start». One of the opportunities was the announce of the first municipal elections in the history of the Country. Held in December 2012, they allowed 4 women to enter the 11 Municipal Councils. Candidates were 1475 – 49 women among them – for 192 seats. Women are the litmus test of the present state of exception of Oman in the Region, a place where even minor changes can be really seismic in their own small way.

Estrema punta orientale della penisola arabica, l’Oman guarda a est a Teheran, oltre lo stretto di Hormuz (da dove transita un quinto del petrolio del mondo), confina a nord-ovest con l’Arabia Saudita e a ovest con lo Yemen, luoghi su cui si concentrano le analisi della geopolitica e gli allarmi della cronaca giornalistica. Il contagio delle primavere arabe non si è spinto fin quaggiù. Un morto e alcuni militanti arrestati durante le manifestazioni che si sono svolte a Sohar, a nord della capitale, per chiedere lavoro è stato il bilancio dell’unica sollevazione, la più grande nella storia del Paese. La Bbc l’ha definita una mild non-revolution, una blanda non-rivoluzione: il dissenso politico non è di casa qui, non lo è mai stato e, nonostante il sultano governi per decreto con l’ausilio delle due camere, una delle quali, la Shura, eletta dal popolo, non una voce si è levata con la richiesta di un sostanziale cambio di rotta. La generazione omanita di mezzo ricorda che fino alla fine degli anni Sessanta in tutto il paese c’erano solo 10 km di strada asfaltata. Oggi Muscat è un giardino di gru. Nuove strade, nuovi quartieri fioriscono con il ritmo delle stagioni, i mall si moltiplicano. I servizi sono a livello europeo (spesso superiore), secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani solo la stretta sull’espressione del dissenso in Internet resta da dirimere e le deboli tensioni sociali vengono placate dalla munificenza del potere centrale.

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Collaboration
Corriere della Sera